VILLE E CHALET

 

Ville e Chalet

“L’artista autentico…viene dalla tradizione, cioè dal gusto contemporaneo, e procede al di là dove il gusto comune non è ancora arrivato” (Carlo Mollino)

Luigi Stabile conosceva l’opera di Carlo Mollino?… Ad oggi non è dato saperlo con certezza, ma di sicuro l’uso della tipologia dello chalet lo accomuna con il poliedrico architetto torinese, designer, fotografo, arredatore, sciatore ed amante della montagna. Lo chalet affascina il Nostro per la compattezza, la singolarità del “cappello” di copertura a falde inclinate, la forma, così diversa dalle costruzioni indefinite che si realizzavano fuori dalle città più grandi: quasi una forma di estrosa riconoscibilità, di forte connotazione, di personalità.

Per lo Stabile lo chalet equivale al prototipo della casa unifamiliare, anche di maggiori dimensioni, studiata soprattutto nei prospetti.

Molti sono i disegni di studio nell’archivio di Stabile che l’architecnico schizza nel corso della sua lunga attività dedicati al tema dello chalet, e qui se ne propone uno di questi ad esempio, probabilmente risalente agli anni ’70: due prospetti per una villetta a chalet caratterizzato da sbalzi, portici ad arco, falde spioventi e pergole: uno dei primi studi a conferma della continua ricerca del Nostro per un’abitazione monofamiliare elegante, non banale, ricca di particolari costruttivi originali che ne sottolineano la qualità ideativa.  (fig.1)

Lo Chalet De Luca- Cozza (1977) si articola intorno ad ampi portici attraverso i quali si accede all’abitazione sul lato giardino, mentre sul lato strada la costruzione si presenta quasi priva di aperture. Se ne dispongono due varianti, ma in entrambe è privilegiato l’aspetto di una caratteristica villa di campagna, arricchita da grate in ferro battuto e scuri in legno.  (Figg. 2 – 3)

Nella Casa” dell’originalità” (1981) pensata in versione mono e bifamiliare, l’architecnico parte dal disegno dei prospetti, mentre la pianta è semplicemente abbozzata. La villa singola è su due livelli, con la zona giorno nel piano rialzato, al primo piano invece la zona notte: la distribuzione non si discosta da altri suoi progetti di abitazioni; da rilevare la presenza di terrazze e logge chiuse da archi a tutto sesto, il pianerottolo delle scale arrotondato e sporgente dal corpo del fabbricato, le falde fortemente spioventi. (Figg. 4 – 5)

Interessante la versione bifamiliare: una doppia villa a specchio introdotta da un arco unico attraverso il quale si accede agli ingressi delle singole abitazioni. In questo caso la distribuzione degli spazi interni è più approfondita e variata, arricchita da sporti a sbalzo e lucernai. (Figg. 6 – 7)

Nello Chalet “Sta” (1985) un grande portico ad arco caratterizza la zona soggiorno esterna: ritroviamo anche in questo progetto gli archi anche al primo piano mentre il secondo piano è mansardato con una copertura fortemente spiovente e terrazze a corredo dei lucernai.  (Fig. 8)

Un discorso a parte meritano gli Chalet del Parco Tempio di Apollo –Aviotel (1990): sono villette di varia forma e grandezza, cui il Nostro attribuisce anche i nomi per identificarle nel complesso residenziale; lo Chalet “Pipistrello” o “Lucciole” (fig. 9): di piccole dimensioni, falde a strapiombo, portico ad arco per garage, secondo piano mansardato. Più grande lo Chalet “Cicaletta” (fig. 10) progettato sul dislivello della collina: portico ad arco, terrazzo belvedere, falde che definiscono il prospetto fino al piano più basso. Infine gli “Chalet raddoppiati o stellati”: progettati in forma assolutamente libera, il Nostro sembra svincolarsi definitivamente da ogni limite disegnando oggetti architettonici estremi, quasi che l’esperienza raggiunta lo autorizzasse a soluzioni non discutibili. Slegato dalle necessità della committenza, l’architecnico progetta “per sé stesso” in un dialogo finalmente raggiunto fra l’architetto progettista e la Natura.  (Figg. 11 – 12)

Tra gli ultimi disegni datati e disponibili in archivio sulla tipologia della villa a chalet, di quelli per lo Chalet Soriano a Capitello (1993), di cui se ne hanno tre versioni, tutti in fase di studio, si conservano solo i prospetti: la prima, più piccola, è caratterizzata da una lunga falda spiovente che crea a piano terra un portico adibito a soggiorno. In questa versione è presente un’estrosa canna fumaria con comignolo. (Fig. 13)

La seconda versione, più grande, consta di due piani: a piano terra una lunga tettoia copre un’ampia zona soggiorno porticata o vetrata (salotto esterno). (Fig. 14)

La terza versione (chalet della signora) anch’essa a due piani, presenta in aggiunta un piano seminterrato ove è realizzato un portico-soggiorno (tavernetta), che è il leit motiv di questi chalet: pensati per un uso vacanziero e per un ambiente marino, prediligono gli affacci esterni, le terrazze, i porticati, presumibilmente sul mare o comunque per trascorrere le serate estive godendo del fresco e della brezza marina.  (Fig. 15)

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